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EBITDA, MOL ed EBIT: cosa sono questi indicatori e perché sono essenziali per la tua impresa

Per decidere quali interventi attuare in azienda devi prima conoscerne il reale “stato di salute”. Ecco come riuscirci.
EBITDA, MOL ed EBIT: cosa sono questi indicatori e perché sono essenziali per la tua impresa
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Ogni imprenditore, prima o poi, cerca di capire la reale redditività della sua azienda, soprattutto quando ha la sensazione di lavorare 10-12-14 ore al giorno per poi trovarsi con un pugno di mosche in mano a fine mese.

Dove finiscono i soldi? Come mai la cassa è sempre sul filo del rosso?

L’EBITDA può essere un indicatore utile da conoscere per capirlo. In breve, l’EBITDA è l’acronimo di Earning Before Interest Taxes Depreciation and Amortization, che in italiano è tradotto come Margine Operativo Lordo o MOL. 

Questo parametro misura l’utile della tua azienda prima degli interessi, delle tasse, dei fattori straordinari, delle svalutazioni e degli ammortamenti dei beni materiali e immateriali (questi ultimi sono troppo soggetti a “discrezionalità” per essere un parametro attendibile). Esprime quindi il reale risultato del business dell’azienda ed è un dato fondamentale che emerge dal bilancio aziendale

Questo indicatore mostra in maniera veloce la capacità di un’impresa di generare profitti attraverso la sua attività primaria, ovvero la produzione e la vendita di beni o servizi. Di fatto, non conteggia nel calcolo della redditività aziendale le attività parallele come gli investimenti finanziari, se slegati dal “core” dell’azienda.

Ad esempio l’EBITDA di una falegnameria non considera l’incasso di un terreno dato in affitto a terzi.

Come si calcola l’EBITDA

Per calcolare l’EBITDA, si parte dal fatturato totale dell’azienda e si sottraggono i costi di produzione. L’EBITDA elimina tutti i fattori che potrebbero distorcere il bilancio di un’azienda a breve termine o che potrebbero essere influenzati da manovre contabili effettuate dagli amministratori per “abbellire” i numeri…

Va detto che l’EBITDA non è l’unico indicatore di redditività che puoi usare, però consente di confrontare le performance di diverse aziende tra loro, anche di dimensioni diverse, purché all’interno dello stesso settore. Ad esempio, se due aziende producono prodotti da forno per la GDO, ma una ha un EBITDA più alto dell’altra, allora è quasi certo che la prima sia più efficiente e redditizia dell’altra nel produrre e vendere i prodotti da forno.

Nel nostro Caso Studio del ristorante pieno di clienti ma col cassetto vuoto, il corretto calcolo dell’EBITDA si è rivelato fondamentale per individuare gli interventi correttivi che hanno svoltato le performance del ristorante.

Vuoi calcolare il margine EBITDA della tua azienda? Ci sono due modi per farlo.

Modo n.1 per calcolare l’EBITDA: 
Sottrai il costo di quanto hai venduto (materie prime, servizi, costi del personale, qualsiasi cosa riesci correlare al venduto) dal fatturato.

EBITDA = Fatturato – Costo del venduto

Modo n.2 per calcolare l’EBITDA:
È quasi il contrario: sommi l’utile ad ammortamenti e accantonamenti, svalutazioni, oneri finanziari, poi sottrai questo totale dai tuoi proventi finanziari e ricavi. 

Ora che hai il dato dell’EBITDA, dividilo per il fatturato totale e moltiplica il risultato per 100, ed otterrai il margine EBITDA.

Ad esempio, se l’EBITDA dell’azienda “Pippo Arredi” è 25.000 mentre il suo fatturato totale è 360.000 fai:

25.000 / 360.000 x 100 = 6,94% → ecco il margine EBITDA di Pippo Arredi.

Questa percentuale indica la quota del fatturato totale che viene generata dal margine operativo lordo. 

Il margine EBITDA si usa anche per misurare gli sforzi di riduzione dei costi di un’azienda

Un margine EBITDA alto in una società indica che le sue spese operative – in relazione ai ricavi totali – sono meno impattanti.

Prendiamo ad esempio il mobilificio di prima. L’azienda Pippo Arredi produce mobili artigianali e vuole ridurre i suoi costi di produzione. Per fare ciò, il titolare investe in una nuova macchina più efficiente, più veloce, che consuma meno energia, migliorando la produttività e riducendo i costi. 

L’azienda Pippo Arredi calcola perciò il suo margine EBITDA prima e dopo l’acquisto della nuova macchina, per valutare l’impatto di questa manovra di riduzione dei costi. Se il margine EBITDA aumenta dopo l’investimento, passando da 6,94% a 9,76%, allora è stato un buon investimento.

Che differenza c’è tra EBITDA e EBIT?

C’è un altro indicatore che potresti aver sentito: l’EBIT, che sta per Earnings Before Interest and Taxes e rappresenta il reddito operativo dell’azienda prima delle imposte e degli interessi. L’EBIT esclude gli effetti delle decisioni finanziarie e fiscali a lungo termine dell’azienda.

La differenza principale tra EBITDA e EBIT è che l’EBITDA esclude gli ammortamenti e le svalutazioni, mentre l’EBIT non lo fa. Tiene conto degli ammortamenti e delle svalutazioni che sono spese non monetarie e rappresentano la perdita di valore degli asset dell’azienda nel tempo. 

Tirando le somme:

  • Escludendo questi costi, l’EBITDA può fornire una migliore valutazione delle performance operative dell’azienda e viene preferito come KPI da tenere d’occhio per le aziende con alti investimenti in attività a lungo termine.
  • Al contrario, l’EBIT è un KPI più utilizzato per valutare le proprie performance operative dalle imprese con ridotti investimenti a lungo termine

Tuttavia, entrambi gli indicatori possono fornire informazioni importanti sulla performance finanziaria dell’azienda e sono quindi usati in combinazione per ottenere una fotografia più completa dello stato di salute dell’attività.

Puoi considerare l’EBITDA come un dato utile e sintetico per valutare la performance di un’azienda dal punto di vista della redditività. Consente anche di confrontare facilmente diverse aziende nello stesso settore, di individuare quelle che sono più efficienti e redditizie ed infine di misurare l’impatto delle politiche di riduzione dei costi.

E ora veniamo a TE: vuoi misurare in modo preciso ed efficace la reale redditività della tua azienda?

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