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Bilancio d’esercizio, Conto Economico e Stato Patrimoniale

Valuta l’andamento economico-finanziario della tua azienda
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Contenuti

Stai per chiedere alla banca un finanziamento? Magari per comprare quel nuovo macchinario che ti consentirebbe di aumentare la produzione o partecipare a quella fiera internazionale per entrare in un nuovo mercato?

Prima di darti una risposta, puoi essere sicuro al 100% che la banca ti chiederà il Bilancio d’esercizio.

Se per te il bilancio è solo un plico di fogli che rimbalza tra il tuo commercialista e l’impiegata dell’amministrazione, e non hai idea di cosa contenga, ti conviene cambiare prospettiva al volo e leggere con attenzione queste righe.

Il Bilancio d’esercizio è il rendiconto delle operazioni fatte dall’impresa durante l’anno solare

È uno strumento delicato perché tira le somme della gestione aziendale nell’anno appena passato e in base ad esso è possibile rendicontare i risultati aziendali.

È come se fosse “la pagella” della tua azienda.

Si compone di 4 documenti:

  1. Conto Economico
  2. Stato Patrimoniale
  3. Nota Integrativa
  4. Rendiconto Finanziario

In questo articolo andremo a vedere in dettaglio i primi due documenti, anche perché sono i più importanti da verificare.

Essi permettono di valutare, in modo diverso ma complementare, l’andamento economico-finanziario della tua azienda.

Conto economico

Il Conto Economico è il documento contabile del bilancio d’esercizio.

In poche parole, contrappone i tuoi costi ai ricavi definendo il risultato economico della gestione annuale.

Il Conto Economico si divide in 5 macro classi.

A – Valore della produzione

Rappresenta il valore di tutto quello che è stato prodotto dall’azienda.

A sua volta, questa Macroclasse si divide in 5 sezioni.

  1. Ricavi delle vendite e delle prestazioni. Lo dice la frase stessa: sono i ricavi delle vendite (o prestazioni, come ad esempio consulenze, spettacoli, trattamenti alla persona…) che i tuoi clienti hanno acquistato da te.
  2. Variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti: Cosa si intende per “rimanenza”? In questo caso è l’insieme dei beni prodotti dall’impresa che non sono stati ancora venduti al termine dell’anno solare.
    Queste rimanenze si valutano in base al costo di produzione sostenuto.
  3. Variazioni di lavori in corso, su ordinazione: Come la voce precedente, ma si riferisce perlopiù alle aziende che producono grossi macchinari.
  4. Incrementi di immobilizzazioni tramite lavori interni: Sono investimenti apportati all’impresa stessa ma non acquistati. Sono gli asset aziendali (come il Know How) che non producono un vero e proprio valore immediato ma che comunque rappresenta un investimento per l’azienda.
  5. Altri ricavi e proventi: sono i proventi non prodotti direttamente dall’azienda come affitti di terreni, fabbricati, macchinari o anche royalties da brevetti.

B – Costi della produzione

Sono i costi sostenuti dall’azienda per produrre.

Anche questa macro categoria si divide in altre 9 sotto categorie:

  1. Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci: cioè i costi che l’azienda sostiene per l’acquisto delle materie “fisiche” necessarie alla produzione (ad esempio, le materie prime. Come la farina per un’azienda di panificazione.)
  2. Costi per servizi: Comprende tutti i costi sostenuti dall’azienda per quanto riguarda i servizi: ad esempio, corrente elettrica, spese per la telefonia, consulenze, assicurazioni.
  3. Costi per il godimento di beni di terzi: Questa voce racchiude i costi che l’azienda sostiene per poter usufruire di brevetti altrui o anche il semplice affitto dello stabile o dei macchinari.
  4. Costi del personale: Qui devono essere descritti i costi che l’azienda sostiene per i dipendenti come gli stipendi, l’accantonamento del TFR ecc…
  5. Ammortamenti e svalutazioni: è la quota del costo dei macchinari il cui ciclo vitale dura diversi anni e quindi la spesa viene ammortizzata in base alla stima di vita dei macchinari.
  6. Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci: vale lo stesso discorso del punto 2 ma per quanto riguarda le rimanenze di materie prime.
  7. Accantonamento per rischi: L’azienda potrebbe prevedere il rischio di perdere una causa legale e quindi accantonare l’eventuale cifra a cui verrebbe condannata per risarcimento.
  8. Altri accantonamenti: In questa voce ricade il costo per gli accantonamenti per i rimborsi e le garanzie. Ad esempio, quando offri una garanzia al tuo cliente nel caso dovesse avere un problema con il prodotto che acquista da te, o se per un problema nella produzione lo consegni in ritardo.Oneri diversi di gestione: Questa voce funge da “contenitore” per gli oneri che non possono ricadere nelle altre. Alcuni esempi di oneri sono l’abbonamento a riviste di settore, i costi per omaggi dei propri prodotti, alcuni tipi di tasse e contributi.

C – Proventi e oneri finanziari

È la macro categoria in cui vengono registrati i costi e i ricavi dell’azienda derivanti da movimenti di natura finanziaria (come titoli di stato o depositi bancari).

Si divide in:

  • Proventi da partecipazioni
  • Altri proventi finanziari
  • Interessi e altri oneri finanziari
  • Utili e perdite sui cambi

D – Rettifiche di valore di attività e passività

Macrocategoria in cui vengono riportate la rivalutazione o la svalutazione delle attività finanziarie.

Con grande fantasia, si divide in:

  • Rivalutazioni
  • Svalutazioni

Mettendo insieme tutti questi elementi (A + B + C + D) si arriva all’utile (o alla perdita) dell’esercizio.

Stato patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale è un documento che fotografa l’azienda da quando è nata ad oggi. È come “un’istantanea” che mostra ciò che la tua azienda possiede quando è stata scattata.

Con lo Stato Patrimoniale è possibile riuscire a capire chi sta investendo soldi nell’azienda e come l’azienda stessa sta impiegando quei soldi.

Lo Stato Patrimoniale si divide in due macroaree: ATTIVO e PASSIVO.

La differenza tra l’Attivo e il Passivo indica il Patrimonio Netto dell’azienda. Può essere un numero positivo se l’azienda ha generato utili o negativo se invece perde soldi.

Ma andiamo a spiegare bene le due macro aree:

Attivo

Si divide in 4 macroclassi:

  1. Crediti verso i soci per versamenti ancora dovuti
    Sono i crediti che riguardano la sottoscrizione di capitali da parte dei soci, e non ancora versata. La quota che devono ancora versare ma che in parole povere ci si aspetta verseranno.
  2. Immobilizzazioni
    Sono quegli investimenti fissi fatti dall’azienda in beni il cui utilizzo è prolungato nel tempo (più di un anno), come ad esempio un macchinario costoso.
    Il costo di acquisto viene quindi diviso nel tempo, sulla base della stima di vita del macchinario stesso col fine di portare in detrazione il costo del macchinario su base annuale.
  3. Attivo Circolante
    Fanno parte di questo gruppo tutti i beni e i crediti che sono finalizzati al consumo o alla vendita in tempi rapidi. In altre parole, considera le rimanenze di materie prime da usare nella produzione regolare (che si consumano perciò in fretta) e prodotti finiti pronti ad essere venduti. In sostanza sono tutti beni che non sosteranno a lungo in magazzino.

In più, nell’Attivo Circolante consideriamo anche crediti verso i clienti e cambiali (che si prevede di incassare a breve termine), che potrebbero essere trasformati in denaro liquido entro un anno. Ma includiamo anche il denaro di cassa o in giacenza presso i conti correnti postali o bancari.

  1. Ratei e Risconti
    I Ratei sono quote di ricavi che pur essendo maturati nell’esercizio in corso verranno però incassati in un esercizio futuro.
    I Risconti sono quote di ricavi incassati nell’esercizio in corso ma di competenza di esercizi futuri. Per esempio, un anticipo incassato per un lavoro ancora da svolgere.

Passivo

Anche questo si divide in 4 macroclassi:

  1. Patrimonio Netto o Mezzi Propri
    Il Patrimonio Netto è l’insieme dei diritti che i soci vantano nei confronti dell’impresa.
    Comprende il Capitale Sociale, le riserve, gli utili (o perdite).
  2. Fondi per rischi o oneri
    Sono fondi che l’azienda accantona per trattamenti come pensioni integrative, debiti tributari probabili, rischi di cambi monetari.
  3. Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
    Si tratta dell’accantonamento che l’azienda mette da parte per pagare l’indennità ai dipendenti nel momento della chiusura del rapporto di lavoro con l’azienda stessa.
  4. Ratei e Risconti
    I Ratei passivi sono costi di competenza dell’esercizio in corso ma verranno pagati negli esercizi futuri.
    I Risconti passivi sono ricavi percepiti nell’esercizio in corso ma di competenza di esercizi futuri.

Stato Patrimoniale e Conto economico: due facce della stessa medaglia

Mentre lo Stato Patrimoniale fotografa e quindi mostra la situazione patrimoniale e finanziaria di una azienda nel momento esatto in cui viene redatto, il Conto Economico ci mostra le entrate e le uscite dell’azienda nel corso dell’anno solare.

Perché redigere il Bilancio d’esercizio?

Oltre ad essere un obbligo di legge, redigere il Bilancio ha molti benefici che possono essere ricondotti a due categorie principali:

  • Benefici interni all’azienda: consente alla dirigenza, ai proprietari e agli azionisti di valutare l’investimento fatto sull’azienda… ma anche quello di capire come sta andando l’azienda e porre rimedio in caso di problemi.
  • Benefici Esterni all’azienda: Il Bilancio d’esercizio viene usato anche da soggetti terzi come banche per concedere linee di credito. Come dicevamo all’inizio, controllano il bilancio prima di decidere se sei affidabile, perciò è bene che sia in ordine.

E tu sai leggere il tuo bilancio? Hai la certezza che esprima al meglio il potenziale della tua azienda, soprattutto se lo devi presentare a chi dovrà “valutare” la tua affidabilità?

Hai bisogno di un supporto per verificare e comprendere al meglio il tuo Bilancio d’esercizio?
Compila il form e sarai ricontattato nel minor tempo possibile
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