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Passaggio Generazionale in Azienda: 4 errori da evitare prima di lasciare il timone

Come assicurarti che la tua “creatura” continui a crescere e a prosperare quando sarà condotta da figli e nipoti.
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C’è un detto popolare che non piace affatto agli imprenditori, e dice più o meno questo:

“La prima generazione crea; la seconda mantiene; la terza distrugge”

In Italia, paese in cui il tessuto imprenditoriale è formato in gran parte da imprese familiari – fin dal boom economico degli anni ‘60 – è facile capire come questo detto crei disagio e qualche pensiero notturno.

Purtroppo, il modello dell’impresa familiare è in sofferenza da quando grossi player internazionali si sono affacciati sul nostro mercato, sconvolgendo interi settori e cambiando le regole del gioco.

È quindi legittimo chiedersi: qual è il più grande rischio per un’impresa familiare che compete tutti i giorni con questi “giganti” dell’industria e del commercio?

Riallacciandoci al detto popolare citato, in questo articolo analizziamo i 4 errori che vengono commessi durante il cosiddetto “passaggio generazionale”, cioè il periodo di cambio di leadership in azienda. Errori che possono compromettere tutto il lavoro fatto dal fondatore in una vita intera di sacrifici.

È una fase aziendale molto delicata e questo spiega perché solo il 12% delle aziende a conduzione familiare sopravvive alla terza generazione.

Se anche tu vuoi entrare in quel 12% con la tua azienda familiare, ti conviene leggere con attenzione queste righe, ma…

…prima di passare ai 4 errori ci occorre fare una piccola premessa. La citazione del detto popolare “La prima generazione crea; la seconda mantiene; la terza distrugge” potrebbe sembrare troppo catastrofica.

In realtà non lo è.

Alcuni economisti – come Joseph Schumpeter – si sono spinti a teorizzare una sorta di ciclo vitale di una azienda che si divide in tre fasi:

  1. L’imprenditore fonda una nuova impresa e questa prospera e si sviluppa grazie all’innovazione che il fondatore ha portato sul mercato (La prima generazione crea)
  2. I figli portano avanti l’azienda, ma senza nessun guizzo d’ingegno particolare.
    Questi sono cresciuti in base ai rigidi principi del fondatore e gestiscono l’impresa con impegno ma senza infamia e senza lode. (La seconda generazione mantiene)
  3. La terza generazione è quella a cui manca la visione innovatrice dal fondatore. Allo stesso tempo, questi “nipoti” non hanno avuto nemmeno la ferrea educazione dei loro padri perché cresciuti negli agi.
    Ed è qui che il declino diventa un rischio tangibile, perché non riescono a reggere la concorrenza delle nuove aziende fondate da altri Imprenditori lungimiranti come il loro nonno. (La terza generazione distrugge)

Questa teoria è in parte vera. In fondo è facile constatare con mano quanto il cambio generazionale sia spesso il banco di prova di una azienda a conduzione familiare, ma…

… con tutti gli ottimi esempi di passaggi generazionali condotti con successo dalle aziende che seguiamo, non ci sentiamo di condividerla al 100%.

Il passaggio generazionale è un rischio per l’impresa familiare solo se non sai come portarlo avanti

La realtà è molto più complessa del “ciclo vitale” descritto da Schumpeter e anche le motivazioni del fallimento di leadership non possono essere spiegate con una semplice questione di “innovazione”, “agi” e “disciplina”.

Credere a questa visione riduttiva significa fare un torto alle centinaia di migliaia di piccoli imprenditori che sputano sangue per costruire aziende che danno da mangiare a milioni di persone.

Ma allora perché il 12% delle imprese a conduzione familiare non sopravvive alla terza generazione?

Perché purtroppo la gran parte dei titolari di attività commette sempre gli stessi sbagli.

Perciò, se anche tu vuoi traghettare la tua “creatura” oltre la terza generazione, eccoti 4 errori che vengono commessi quasi sempre dagli imprenditori e che minano la sicurezza della loro azienda.

Errore #1: Ignorare le Leggi che regolano la successione in Italia

Gli imprenditori spesso sottovalutano questo punto.

Non ci piace pensare al momento in cui non ci saremo più e quindi tendiamo a rimandare qualsiasi decisione in tal senso.

Purtroppo, la legge italiana è arretrata quando si parla di successione.

Secondo il nostro Codice, le quote societarie vengono distribuite equamente a tutti gli eredi creando (o alimentando) occasioni di conflitto perché, assieme alle quote societarie, viene spartito anche il relativo potere decisionale.

Il compito dell’imprenditore in questo caso è quello di prevedere ed evitare una paralisi decisionale del vertice.

Uno strumento utile per evitare il problema è quello di ristrutturare l’organigramma aziendale e separare i ruoli e le funzioni di tutti gli eredi in modo formale.

In presenza di più eredi diventa necessario decidere fin da subito se:

  • la leadership aziendale ricade su un solo erede e gli altri sono soci non “operativi” o comunque non in ruoli direzionali, oppure…
  • se tutti gli eredi ricoprono ruoli manageriali di vertice in una sorta di collegialità al vertice.

Se l’Imprenditore getta le basi per questa ripartizione degli incarichi e delle responsabilità in maniera “ragionata”, allora l’avvicendamento diventa più fluido e tanti potenziali attriti vengono cancellati prima che possano creare danni.

Errore #2: Considerare il Passaggio Generazionale come un evento anziché un processo.

È infatti un processo di affiancamento continuo e duraturo: non basta che il fondatore sia presente in azienda e giri per i corridoi o per il capannone a salutare tutti.

Quello dell’imprenditore è un mestiere difficilissimo e in quanto tale richiede tempo per l’apprendimento.

Il futuro leader deve andare a bottega proprio come una volta facevano gli apprendisti quando dovevano imparare un mestiere da artigiano.

Se guardiamo ai passaggi generazionali più efficaci dei nostri clienti, mediamente notiamo che un buon “apprendistato” può essere svolto in un periodo che varia dagli 1 ai 3 anni, durante i quali l’erede dovrà acquisire le giuste competenze e sviluppare la sua leadership.

L’errore che molti imprenditori commettono è quello di iniziare questo apprendistato troppo tardi e non dare tempo all’azienda di abituarsi al nuovo leader, né all’erede designato di capire tutte le dinamiche aziendali.

Durante questo periodo il figlio farà degli errori… ed è inevitabile.

Ma questi errori dovranno essere un momento di apprendimento e non dovranno essere vissuti con troppi sensi di colpa da parte del figlio o con eccessiva severità da parte del genitore-imprenditore.

Errore #3: L’imprenditore non cede mai del tutto il timone

Questo è un altro errore molto comune da parte dell’imprenditore, che riscontriamo in gran parte quando è il fondatore dell’azienda stessa.

Come dicevamo all’inizio, il modello imprenditoriale italiano si basa molto sulla famiglia e sulla figura del titolare che ha creato un impero quasi dal nulla, solo col suo spirito di sacrificio e la sua determinazione. È normale da parte sua avere difficoltà ad abbandonare il potere decisionale, visto che l’impresa è una sua creazione.

Quindi come si comporta? Tiene sempre un piede in azienda, anche quando ufficialmente ha ceduto la poltrona. Ha ancora l’ultima parola sulla gran parte delle decisioni, è lui a gestire ancora i rapporti con i clienti e i fornitori storici… e così via.

L’affiancamento è importante ma ad un certo punto il figlio deve lavorare “da solo” senza che il predecessore diventi una ingombrante figura di supervisione.

Errore #4: Cambio improvviso di direzione

Arrivare in azienda e cambiare tutto dall’oggi al domani è pericoloso quanto gettarsi in nuovi mercati senza conoscere nulla del settore.

Questo errore è dettato dalla fretta e dalla volontà di distinguersi. Innovare l’azienda è un’intenzione buona e giusta, ma rompere all’improvviso col passato non lo è.

Il guaio è che si destabilizzano gli equilibri interni ed esterni dell’azienda:

  • i dipendenti si sentono spaesati e non capiscono cosa si vuole da loro, né se quello che sanno fare sarà ancora utile all’azienda;
  • i clienti rimangono sorpresi dal cambio di rotta repentino, possono percepirlo come “incoerenza” e questo mina la loro fiducia nell’azienda e nei suoi prodotti o servizi;
  • i fornitori amano la “prevedibilità” sia negli approvvigionamenti che nei pagamenti; quindi, il nuovo corso che arriva senza preavviso li mette in agitazione.

Fermo restando che eventuali situazioni di crisi richiedono un intervento veloce – magari con l’aiuto di professionisti – se in azienda non ce ne sono allora ricorda questo…

Proprio come il passaggio di leadership va preparato nell’arco di qualche anno, così anche i cambiamenti di visione imprenditoriale e di mercato, prodotti e servizi richiedono tempo.

La miglior cosa da fare è iniziare continuando nel solco già tracciato, per poi introdurre i cambiamenti un po’ per volta quando la nuova leadership è ormai consolidata.

In questo modo il nuovo capo avrà avuto il tempo di guadagnarsi la stima di tutti quelli seduti al tavolo della partita – dipendenti, clienti e fornitori – e potrà giocare al meglio le sue carte.

Come devi comportarti per effettuare il miglior Passaggio Generazionale possibile nella tua azienda?

Per prima cosa – come abbiamo visto – è importante che pianifichi il Passaggio Generazionale per tempo. Non si deve arrivare al punto di intervenire con urgenza e rischiare che il lavoro di una vita vada in fumo per beghe personali degli eredi.

Seconda cosa: è importante che tu formi quella che andrà a essere la nuova dirigenza o il nuovo “capo”, ma SENZA essere una presenza ingombrante nello sviluppo della leadership del tuo erede.

Ecco perché spesso ci si affida a dei consulenti esterni ESPERTI, che sono in grado di analizzare al microscopio la tua azienda, raccogliere dati fondamentali per la sua sopravvivenza e trasformarli in una strategia di passaggio generazionale vincente.

Lo scopo è quello di dare un aiuto e un supporto all’imprenditore che ha quindi un doppio vantaggio: avere feedback costanti riguardo alle decisioni da prendere e sapere quali contenuti di formazione servono alla nuova “classe dirigente” per condurre l’impresa verso il successo.

Noi di For Freedom Consulting abbiamo creato il nostro servizio di Controllo di Gestione anche per aiutare le imprese in un momento delicato come il Passaggio Generazionale: ti permette di avere una visione globale e meticolosa dell’andamento dell’azienda e dei vari reparti aziendali.

Per la tua azienda, attivare prima possibile il servizio di Controllo di Gestione significa infatti poter gestire il Passaggio Generazionale in tutta tranquillità – e rientrare nel 12% di imprese che perdurano oltre la terza generazione

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