Tasse sulle aziende: quanto paga la tua impresa?

Capiamo in modo semplice cosa sono IRES, IRAP e IRPEF e come possono essere gestite, pianificate e soprattutto ridotte
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Caro Imprenditore,

se c’è un argomento che fa venire il mal di pancia a qualunque titolare di azienda, in qualsiasi parte del mondo, sono le tasse.

E lo capiamo benissimo: tra IRES, IRAP, IRPEF, e l’onnipresente F24 sempre pronto a farti compagnia, la gestione fiscale delle PMI assomiglia a un labirinto senza uscita.

Però, le tanto odiate imposte sul reddito delle persone fisiche non sono certo l’unica causa di “dissanguamento fiscale”.

Nella nostra storia di consulenti per PMI, spesso notiamo che l’imprenditore è “schiacciato” dal carico fiscale perché non conosce quali tasse lo compongono.

Può sembrare elementare, ma spesso è così.

Il titolare di una piccola azienda ha sulle spalle talmente tanti reparti, che deve delegare non solo la gestione della fiscalità, ma anche la sua comprensione.

Salvo rari casi, delegare questo aspetto non è mai una buona idea.

Capiamo meglio, giusto per fare chiarezza sugli aspetti base, quali sono le principali imposte che devi affrontare come PMI, e come si calcolano.

Le principali tasse delle aziende

Quali sono i tributi principali da versare?

  • IRES: l’imposta sul reddito delle società. Si applica a società di capitali, come le Srl e Srls;
  • IRAP: I’imposta regionale sulle attività produttive. È una tassa regionale che colpisce tutte le imprese;
  • IRPEF: I’imposta sul reddito delle persone fisiche. Nella fattispecie, riguarda i soci di società di persone e le ditte individuali;
  • IVA: I’imposta sul valore aggiunto. È la tassa indiretta che colpisce beni e servizi, che purtroppo molti imprenditori usano come cassa, senza averne titolo.

A seconda di come è strutturata la tua azienda, alcune di queste imposte saranno più rilevanti di altre.

Facciamo qualche esempio per capire meglio.

Cos’è e come funziona l’IRES, l’imposta sul reddito delle società

Se hai una Srl, una delle tue principali “preoccupazioni” sarà l’IRES, che ha un’aliquota fissa del 24%, sul reddito imponibile, l’utile della tua azienda.

1. A chi si applica l’IRES?

L’IRES si applica a diversi tipi di società, principalmente:

  • Società di capitali come Spa, Srl e Sapa;
  • Enti pubblici e privati che hanno un’attività commerciale, come fondazioni o associazioni.

Le società di persone (come le Snc o le Sas) e le ditte individuali, invece, non pagano l’IRES, perché sono tassate con l’IRPEF, l’imposta diretta sui redditi delle persone fisiche.

2. Il senso fiscale dell’IRES

L’IRES viene applicata sugli utili netti che realizza una società.

Questo significa che, sottratte le spese e i costi (come stipendi, forniture, affitti, etc) dai ricavi dell’attività, l’utile che rimane viene tassato.

In pratica, è l’imposta che lo Stato chiede in cambio dei servizi che fornisce per il mantenimento delle infrastrutture e del sistema economico.

3. Perché è importante pagarla?

Pagare l’IRES è importante perché:

  • Obbligo legale: la legge prevede che le società paghino le imposte sugli utili che producono. Non farlo porta a sanzioni, ravvedimenti, multe e problemi legali;
  • Fiducia degli investitori: un’azienda che paga correttamente le imposte trasmette un’immagine di affidabilità e trasparenza, elementi fondamentali per attrarre investitori o ottenere credito dalle banche.

4. Quando si paga?

Il pagamento dell’IRES avviene generalmente in due momenti:

  • Acconto: durante l’anno in corso, la società paga un acconto calcolato in base agli utili dell’anno precedente. Solitamente ci sono due rate, una a giugno e una a novembre;
  • Saldo: Dopo aver chiuso il bilancio e calcolato l’utile effettivo dell’anno, la società paga il saldo dell’IRES entro il 30 giugno dell’anno successivo. Se l’acconto è stato pagato in eccesso o in difetto, il saldo conguaglia la differenza.

5. Deduzioni e agevolazioni

Ci sono diverse deduzioni fiscali che possono ridurre l’importo da pagare.

Ad esempio, ci sono agevolazioni per le aziende che investono in innovazione o che operano in settori specifici (come le start-up innovative).

Niente è più efficace di una buona pianificazione fiscale per agevolare un titolare d’azienda a ridurre la base imponibile oggetto dell’IRES.

Passiamo all’IRAP.

Cos’è e come funziona l’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive

L’aliquota varia da regione a regione, e in base al settore.

L’imponibile si basa sul valore della produzione netta dell’impresa, non sul reddito.

La media nazionale è del 3,9%, ma alcune regioni possono decidere di aumentarla o ridurla in base alle proprie necessità. In particolare, possono stabilire aliquote diverse per settori specifici, come l’agricoltura o il commercio.

In altre parole, non si possono dedurre i costi del lavoro dipendente e gli interessi passivi, a differenza di quanto accade con altre imposte.

1. A chi si applica l’IRAP?

L’IRAP non si applica a tutti i soggetti economici, ma solo a determinate categorie.

In particolare, l’IRAP è dovuta da:

  • Imprese: incluse società di capitali (Spa, Srl, Sapa), società di persone (SNC, SAS) e ditte individuali che esercitano attività commerciale o artigianale;
  • Lavoratori autonomi: in certi casi, come professionisti che esercitano un’attività in forma organizzata;
  • Enti non commerciali: per le attività commerciali che eventualmente esercitano;
  • Amministrazioni pubbliche: per le loro attività produttive.

Non si applica invece a quei soggetti che non hanno un’organizzazione economica autonoma, come alcuni piccoli imprenditori o lavoratori autonomi che operano senza dipendenti o strutture organizzate.

Esistono anche delle esenzioni e riduzioni, a seconda del tipo di attività o di altre variabili, come il fatturato.

2. Il senso fiscale dell’IRAP

Come abbiamo già detto L’IRAP non colpisce direttamente l’utile netto dell’azienda, ma il valore della produzione netta.

Perciò viene calcolata sulla differenza tra i ricavi e alcuni costi specifici.

Questi costi riguardano le materie prime e i beni destinati alla produzione, come semilavorati e altri beni necessari per produrre materialmente ciò che un’azienda offre sul mercato.

Anche i costi per servizi e forniture come l’energia, le consulenze professionali, la manutenzione, gli affitti e altre prestazioni di servizio legate all’attività produttiva si possono dedurre.

In genere, gli ammortamenti per beni strumentali come i macchinari, le attrezzature, ecc. sono deducibili.

La situazione relativa a questi costi, però, deve essere valutata attentamente assieme a un consulente.

A differenza dell’IRES, non è possibile dedurre le spese relative ai salari e agli interessi passivi, quindi l’IRAP “impatta” con più forza le imprese che hanno molti dipendenti.

Quello che viene pagato di fatto finanzia i servizi regionali, come la sanità e i trasporti pubblici.

Anche se spesso non funziona tutto a puntino, vero?

3. Perché è importante pagarla?

Il pagamento dell’IRAP non fa eccezione rispetto al resto dei tributi, è importante perché:

  • Obbligo legale: come tutte le imposte, è obbligatoria per chi svolge un’attività economica. Non pagarla comporta sanzioni e ravvedimenti operosi;
  • Contributo alla comunità regionale: l’IRAP finanzia servizi fondamentali come la sanità pubblica e le infrastrutture locali. Ogni attività produttiva, quindi, contribuisce alle risorse locali da cui trae (anche se non sempre) beneficio;
  • Relazioni con gli enti pubblici e le banche: se sei in regola con il pagamento delle imposte sei considerato più affidabile, sia dalle autorità fiscali che dalle istituzioni finanziarie. Questo facilita l’accesso a finanziamenti o agevolazioni fiscali regionali.

4. Quando si paga?

Il calendario dell’IRAP va a braccetto con quello dell’IRES. È molto simile.

In particolare, i pagamenti avvengono in due momenti principali:

  • Acconto: durante l’anno fiscale, la società o il professionista deve versare un acconto sull’IRAP, calcolato sulla base del reddito dell’anno precedente. Anche qui, gli acconti sono generalmente divisi in due rate, una a giugno e una a novembre.
  • Saldo: Il saldo dell’IRAP deve essere pagato entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di competenza. Il saldo consente di pagare la differenza tra quanto è stato versato in acconto e l’IRAP effettivamente dovuta.

5. Esenzioni e agevolazioni

Alcune categorie di imprese, come le start-up o quelle situate in zone svantaggiate, possono beneficiare di riduzioni o esenzioni temporanee dal pagamento dell’IRAP.

Esistono anche incentivi per le aziende che assumono giovani o che adottano politiche a favore dell’occupazione.

Va detto che queste sono informazioni generali: non sostituiscono uno screening delle agevolazioni ai fini IRAP a cui poi accedere tramite un consulente specializzato in consulenza fiscale e tributaria e pianificazione-fiscale

Cos’è e come funziona l’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche

Se non sei un robot, l’IRPEF sarà la tua “amica del cuore”.

L’unico modo per non pagarla è… non avere un reddito. Scherzi a parte, vediamo com’è strutturata.

L’IRPEF è un’imposta a scaglioni.

Ad oggi, l’aliquota inizia dal 23% per i redditi più bassi e può arrivare fino al 43% per i redditi più alti.

In sintesi, questi sono gli scaglioni attuali:

  • Fino a 15.000 €: 23%
  • Da 15.001 € a 28.000 €: 25%
  • Da 28.001 € a 50.000 €: 35%
  • Oltre 50.000 €: 43%

1. A chi si applica l’IRPEF?

L’IRPEF si applica a tutte le persone fisiche residenti e non residenti in Italia che percepiscono redditi, sia da lavoro che da altre fonti.

In particolare, riguarda:

  • Lavoratori dipendenti e autonomi;
  • Imprenditori individuali;
  • Soci di società di persone (Sns, Sas) e ditte individuali;
  • Chiunque percepisca redditi di capitale, redditi fondiari (affitti, terreni), redditi di pensione e redditi diversi, come plusvalenze da investimenti o vendite occasionali.

A differenza dell’IRES, che si applica alle società di capitali, l’IRPEF è una tassa che grava direttamente sulle persone fisiche in base ai loro redditi complessivi.

I titolari di società di capitali (come i soci o gli amministratori di una Spa. o di una Srl) non pagano l’IRPEF sui profitti della società, perché tali profitti sono tassati tramite all’IRES a livello societario, come abbiamo visto prima.

Tuttavia, i soci o amministratori possono essere soggetti all’IRPEF su altri redditi derivanti dalla loro attività nella società, ad esempio:

A. Stipendi o compensi come amministratori o dipendenti

Se i titolari di una società di capitali (come soci o amministratori) percepiscono uno stipendio o un compenso per la loro attività lavorativa all’interno della società, questi redditi sono considerati redditi da lavoro dipendente o assimilato e sono soggetti a IRPEF.

Gli stipendi da lavoratore dipendente (o meno, ovvero “assimilato”) nella società vengono tassati con ritenuta alla fonte, effettuata dalla società stessa.

B. Dividendi

I soci di una società di capitali possono percepire dividendi sugli utili distribuiti dalla società.

Anche se i dividendi non sono soggetti a IRPEF nel senso classico, i soci pagano un’imposta diversa su questi redditi:

  • Se i dividendi provengono da partecipazioni qualificate (più del 20% in Srl o 2% in Spa), il socio paga l’IRPEF solo su una parte del dividendo (oggi il 58,14%), mentre il resto è esente;
  • Se invece i dividendi derivano da partecipazioni non qualificate (inferiori a queste soglie), viene applicata una tassazione alla fonte con un’aliquota fissa del 26% e il reddito non viene sommato agli altri redditi soggetti a IRPEF.
C. Altri redditi

Oltre agli stipendi e ai dividendi, i titolari di società di capitali possono avere altre fonti di reddito personali (affitti di immobili, redditi da investimenti, plusvalenze, ecc.), che sono anch’esse soggette all’IRPEF in base alla tipologia di reddito.

2. Il senso fiscale dell’IRPEF

L’IRPEF è una tassa progressiva, cioè l’aliquota aumenta man mano che aumenta il reddito.

In sostanza, chi guadagna di più paga una percentuale maggiore sui propri redditi. Questo principio si basa su un concetto di equità fiscale: chi ha di più contribuisce in misura maggiore al mantenimento dei servizi pubblici.

L’IRPEF colpisce il reddito complessivo di una persona fisica, ovvero la somma di tutti i tipi di redditi percepiti durante l’anno, come stipendi, utili d’impresa, affitti di immobili, interessi su investimenti, e così via

3. Quando si paga?

Il pagamento dell’IRPEF avviene attraverso diverse modalità:

  • i lavoratori dipendenti pagano l’IRPEF tramite la ritenuta alla fonte. Il datore di lavoro o l’ente pensionistico trattiene automaticamente l’importo dovuto dall’imposta sui redditi mensili e lo versa allo Stato;
  • i lavoratori autonomi, imprenditori individuali e soci di società di persone devono versare l’IRPEF autonomamente tramite i ben noti acconti e saldi.

Gli acconti sono generalmente divisi in due rate (a giugno e a novembre), e il saldo viene versato entro il 30 giugno dell’anno successivo.

4. Deduzioni e agevolazioni

L’IRPEF prevede diverse forme di deduzioni (che riducono il reddito imponibile) e detrazioni (che riducono l’imposta da pagare).

Ad esempio, si possono detrarre le spese mediche, i contributi previdenziali, gli interessi passivi sui mutui, le spese per figli a carico, e altre voci specifiche previste dalla legge.

Come abbattere il carico fiscale?

Se non fai nulla per gestire tutti questi tributi stratificati, il rischio è di limitare troppe aree aziendali, non ultima la tua capacità di reinvestire gli utili.

È fondamentale agire in modo preventivo per ottimizzare la gestione fiscale, e mettere il controllo di gestione della tua PMI in modalità “pilota automatico”.

Ecco alcuni accorgimenti che potresti considerare:

  1. Pianifica in anticipo la fiscalità: non aspettare di vedere l’F24 in arrivo. Pianifica in anticipo con il tuo consulente quante e quali tasse pagare, e se ci sono agevolazioni o regimi fiscali più favorevoli alla tua situazione;
  2. Analizza attentamente i costi, sono una risorsa: vai pure a caccia di quelli occulti. E una volta individuati, eliminali. Ma esistono spese “insospettabili” che puoi dedurre;
  3. Incentivi e agevolazioni: informati sui crediti d’imposta, contributi statali o regionali che possono ridurre la base imponibile o il carico fiscale complessivo della tua azienda;
  4. Marchio registrato: se registri un marchio e lo concedi in licenza a qualcuno oppure a una società di gestione del marchio (anche interna a un gruppo o una holding), puoi ottenere dei canoni di licenza dall’utilizzatore, che può essere la stessa azienda operativa che presiedi. Questi pagamenti rappresentano un vantaggio fiscale per entrambi i soggetti.
  5. Sfrutta il TFM: il “Trattamento di Fine Mandato” è la somma accantonata per un amministratore di società, che viene corrisposta al termine del suo incarico. I vantaggi fiscali, anche qui, sono su due fronti: sono un costo deducibile dal reddito imponibile dell’impresa e godono di tassazione separata per l’amministratore, al momento della liquidazione.
  6. Misura in modo comodo, gratuito e veloce: un software per il controllo di gestione avanzato, che integra la pianificazione fiscale con il controllo delle performance e dei KPI aziendali, dona chiarezza.

In Italia, la pressione fiscale è talmente elevata che non avere una strategia fiscale personalizzata si aggiunge al rischio d’impresa.

Se non pianifichi con attenzione, potresti trovarti a versare allo Stato cifre che potresti benissimo tenerti in cassa per sviluppare la tua azienda.

Un’azienda di consulenza specializzata puo’ aiutarti ad alleviare il carico fiscale

Spesso, la chiave per pagare meno tasse è una comprensione dettagliata della tua situazione fiscale.

Un consulente esperto può analizzare il tuo bilancio, identificare spese deducibili che potresti trascurare, e suggerire strategie fiscali mirate.

La tua azienda è unica, e una soluzione su misura può fare la differenza.

Non aspettare, fissa subito una chiacchierata preliminare per capire come possiamo aiutarti a pagare meno tasse. Ti richiameremo velocemente.

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