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Caso Studio: Il salvataggio “in extremis” di un’impresa metalmeccanica

…e come questa ha superato anche la crisi energetica a testa alta mentre i suoi concorrenti cadevano in ginocchio.
Caso Studio di un'impresa metalmeccanica
Contenuti

Caro Imprenditore, 

quella che stai per leggere è la storia di una persona come te, che ha dato tanto (anzi tantissimo) a questo Paese, pagando tasse pesanti per anni e creando posti di lavoro… ma ricevendo solo delusioni e amarezza come ricompensa. Al punto di pensare di lasciare l’Italia per cercare fortuna altrove, ripartendo da zero.

È la storia di un imprenditore metalmeccanico del Piemonte – per rispetto della sua privacy lo chiameremo Antonio – che appena prima di fallire ha capito di aver bisogno di un aiuto esperto come ultima spiaggia prima del fallimento della sua azienda… 

SPOILER: nonostante una situazione da codice rosso, ora lui e sua moglie vedono la luce della salvezza in fondo al tunnel… un tunnel di disperazione in cui erano sprofondati.

Ti invitiamo a prestare attenzione per cogliere da questa storia tutti i segnali di allarme da ricercare nella tua stessa impresa e che ti possano evitare le notti insonni e i lunghi mesi di frustrazione che Antonio e i suoi operai hanno dovuto sopportare.

È una storia esemplare che descrive parecchi degli errori tipici commessi dagli imprenditori che non hanno il controllo sulla liquidità della loro azienda, e soprattutto si rivolgono al prestito bancario per uscire da una crisi, trascurando il fattore chiave:

Non fare debiti per finanziare investimenti, se non ti garantiscono un Ritorno sull’Investimento (ROI) positivo

Ma prima di capire cosa significa, lascia che ti presenti Antonio e la sua azienda.

L’impresa metalmeccanica strozzata dai debiti

Antonio dà lavoro a una dozzina di persone nel suo capannone dove crea strutture in acciaio per ribaltatori e sollevatori idraulici. La moglie è in amministrazione, al suo fianco fin dalla prima ora, e i due si rimboccano le maniche dalle sei della mattina fino alle otto di sera. 

Ogni giorno sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andarsene… ti suona familiare?

Trattano i loro dipendenti come fossero dei figli e non hanno mai avuto un solo problema con i sindacati. 

Cercano di condurre l’azienda con tutta la diligenza possibile, tanto che quando hanno ricevuto un’ispezione della Guardia di Finanza qualche anno fa il controllo si è concluso con i sinceri complimenti degli ispettori e neanche l’ombra di un verbale.

Nonostante questo…

L’imprenditore si è trovato nella tragica situazione di non poter più riaprire l’azienda dopo la pausa estiva

Antonio si è chiuso in casa a fine agosto 2022, senza il coraggio di tornare in azienda e di riaprire le porte del suo capannone. 

I suoi ragazzi sarebbero tornati al lavoro il primo lunedì di settembre, dopo un periodo di ferie forzate per chi le aveva e di cassa integrazione per tutti gli altri. 

La situazione era incerta da mesi. Li aveva lasciati a luglio con la promessa di una commessa importante in arrivo –  frutto del buon vecchio passaparola – e contratti capaci di portare lavoro almeno fino a dicembre.

Sulla base di questi segnali incoraggianti, Antonio aveva anche comprato una scorta di materiali destinati a quelle commesse, forse trascinato dall’ottimismo, ma comunque strappando un buon prezzo ai fornitori vista la quantità acquistata.

(Qui Antonio ha sfortunatamente trascurato di confrontare gli scostamenti tra il budget di spesa previsto per le scorte e le spese effettive.)

Purtroppo, il nuovo cliente ha fatto sfumare le commesse proprio ad inizio agosto ed Antonio ha tentato per tutto il mese di smuovere le acque contattando i vecchi clienti…

…solo per scoprire che molti di essi erano messi peggio di lui, piegati dalla crisi energetica ed economica, e senza nessuna reale prospettiva… o addirittura già falliti.

Con il magazzino pieno di materiale e l’incubo di avere la produzione ferma al momento della riapertura, Antonio ha avuto bisogno impellente di liquidità sia per pagare le scadenze fiscali e contributive, ma anche per saldare gli stipendi dei suoi operai e le fatture dei fornitori (almeno, dei fornitori chiave e strategici per la sua attività).

Quindi pensava che ottenere un prestito in banca per tamponare i debiti e le spese fosse la sua unica possibilità di salvezza.

Purtroppo Antonio aveva anche un altro problema. Nel 2021…

L’imprenditore aveva ipotecato la casa di famiglia come garanzia per un prestito per la ditta

Un prestito necessario all’acquisto di due nuovi macchinari che avrebbero permesso, stando a previsioni basate più su sensazioni che su dati certi, di acquisire nuove e sostanziose commesse

…come quelle appena sfumate.

In sostanza l’errore di Antonio è stato indebitarsi in maniera eccessiva – esponendo anche le sue proprietà personali – senza la ragionevole certezza che l’investimento avrebbe portato un ritorno positivo (o ROI, Return On Investment) in tempi brevi. 

Il prestito è diventato insostenibile perché i due nuovi fiammanti macchinari passavano più tempo a prender polvere che a produrre profitti…

Così Antonio ha iniziato a saltare qualche rata…

La banca lo ha bombardato di telefonate minacciando il pignoramento dell’abitazione (che era stata dei suoi genitori e prima ancora dei suoi nonni)… 

…e il pensiero di perdere la casa lo angosciava tanto quanto l’idea di licenziare tutti i suoi “ragazzi”, padri di famiglia con figli da mandare a scuola e mutui sulla casa.

Antonio, col peso di queste responsabilità che gli gravava sulle spalle, si è trovato costretto a fare il giro delle sette chiese in pieno agosto…

…andando di banca in banca, col cappello in mano, a elemosinare credito dai direttori di filiale.

Puoi immaginare quanto debba essere avvilente per un imprenditore di 54 anni, con decenni di esperienza alle spalle, prostrarsi davanti a giovani direttori di appena trent’anni “in sostituzione ferie”, con l’atteggiamento da maghi della finanza e la testa proiettata solo al weekend da passare al mare con la fidanzata.

Tuttavia, anche se aveva ingoiato il suo orgoglio e si era prestato a questa “elemosina di sopravvivenza”, i problemi per Antonio stavano per peggiorare.

Due grosse fatture sono andate insolute perché il cliente che doveva pagarle aveva chiuso.

Certo, Antonio figurava tra i creditori, ma è bastata una telefonata col suo avvocato per scoprire che in una procedura di fallimento i creditori si trovano a spartirsi le briciole…

…e soprattutto i fornitori come lui vengono DOPO lo Stato (che vuole il pagamento delle tasse arretrate) e dopo i dipendenti dell’azienda fallita che attendono TFR e stipendi arretrati.

Insomma, la prospettiva di incassare anche solo una frazione del dovuto era “a babbo morto”.

C’è chi dice che le brutte notizie non viaggiano mai sole. Quasi nello stesso istante in cui riceveva questa amara sorpresa…

Una raccomandata della banca gli imponeva di rientrare del fido col quale contava di pagare INPS, INAIL e tasse varie.

Antonio sospetta che la banca – conoscendo i suoi rapporti con l’azienda fallita e la sua situazione finanziaria “traballante” – abbia tentato un colpo di mano per rientrare almeno dell’importo del fido…

Del resto le banche non sono certo organizzazioni caritatevoli. Il loro scopo esplicito è il profitto – come quello di qualsiasi altra azienda sul mercato – e confidare nella loro “umanità” è un errore emotivo che trae in inganno tanti imprenditori.

Quale che sia la verità, Antonio ha chiesto rateizzazioni all’Agenzia delle Entrate per le tasse che doveva pagare, ma…

Anche il piano di rientro che gli hanno proposto era in realtà insostenibile per le sue finanze

Alla luce di questo, il suo commercialista ha iniziato a proporgli di nominare un prestanome per metterlo nell’azienda in veste di amministratore unico… 

Per quale motivo? 

Per dargli la possibilità di creare una nuova azienda “salvafaccia” a cui conferire tutti i beni… ma Antonio sapeva che non sarebbe servito a molto.

Per un imprenditore comunque noto nella zona com’è lui, avrebbe solo significato ulteriore discredito sulla sua figura. Ecco perché, come detto all’inizio dell’articolo, è arrivato anche a pensare di andarsene dall’Italia!

È in quel momento che Antonio ha capito di aver bisogno di un aiuto ESPERTO. 

Prima di volare via dall’Italia in cerca di fortuna si è concesso un’ultima chance e ha chiesto una consulenza ai tecnici di For Freedom Consulting.

Ma prima di descriverti cosa abbiamo fatto per lui, riassumiamo in poche parole la situazione di Antonio all’apice della crisi:

  • aveva un indebitamento massiccio e “tossico” verso la banca, con un’ipoteca sulla casa in cui viveva assieme a sua moglie;
  • l’investimento in nuovi macchinari – dal prezzo paragonabile ad un piccolo appartamento – non aveva portato il ritorno che sperava;
  • le commesse con cui credeva di risollevarsi erano evaporate dalla sera alla mattina e non aveva un “volano” capace di generare nuovi clienti in maniera prevedibile e ricorrente;
  • aveva il magazzino pieno di materie prime che, sebbene comprate a buon prezzo e non deperibile, non sapeva come impiegare;
  • i suoi clienti “storici” non avevano nuove commesse per lui, ed alcuni avevano pure chiuso;
  • due brutti insoluti hanno mandato all’aria le sue previsioni di incasso;
  • la banca gli ha chiesto il rientro del fido proprio quando doveva usarlo per pagare tasse e imposte.

Proprio un bel quadretto, vero?

Eppure, quando Antonio ci ha fornito i numeri dell’azienda che gli abbiamo chiesto…

E abbiamo iniziato a studiare un piano d’azione per evitargli fallimento e pignoramento della casa… 

Abbiamo capito che il salvataggio era possibile, ma solo seguendo alla lettera le nostre istruzioni

Prima di tutto, abbiamo preso in mano le trattative con le banche e coi creditori, progettando un piano di rientro conveniente per tutti:

  • per i creditori, che accettando di incassare in piccole rate almeno potevano rientrare delle cifre spettanti anziché venire risucchiati nel vortice di un fallimento;
  • per la banca, la quale è soggetta a norme sempre più stringenti sull’erogazione del credito ma non ha alcuna reale convenienza economica nel vedere fallire i suoi clienti;
  • e soprattutto per Antonio, che diluendo negli anni a venire questi pagamenti ha potuto sostenere il pagamento di tasse ed imposte, senza finire ancora più nei guai con lo Stato.

Inoltre abbiamo trovato il modo di cedere i due nuovi macchinari che, sebbene all’avanguardia, risultavano inutilizzati. Un’operazione che ha fatto riguadagnare immediatamente liquidità all’azienda.

Antonio ha purtroppo dovuto operare qualche taglio doloroso tra i suoi collaboratori, ma la situazione lo imponeva per salvare l’azienda e per garantire uno stipendio a tutti gli altri…

Stipendio che è arrivato grazie all’adozione da parte di Antonio di alcune strategie d’investimento in ricerca di nuovi clienti le cui commesse hanno ridato ossigeno all’impresa. 

Questo sì che è stato un investimento a ROI positivo.

E sai qual è la cosa migliore del “trattamento risanante” a cui abbiamo sottoposto l’azienda di Antonio?

Ora l’azienda è salva anche se ha vissuto l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime sulla sua pelle

Grazie ad una struttura robusta ma anche flessibile e ad una costante attività di negoziazione con fornitori, clienti e creditori, Antonio può guardare al futuro con ragionevole ottimismo e, cosa altrettanto importante, continuare ad abitare nella casa della sua famiglia.

È passato attraverso anno sfidante, non senza qualche scossone, ma tutto sommato ne è uscito in piedi e ora si ritrova in un mercato dove tanti suoi competitor non esistono più.

Insomma, per Antonio la salvezza è arrivata in extemis e dopo tanti mal di pancia… ma per te non deve essere così.

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